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Home :: Santa Bona nel Die di Santo Sisto (6 Agosto 2006) 
 
Santa Bona da Pisa (1156?-1207):
memorie e attualità di una piccola grande donna
nell'VIII centenario della morte
 
6 agosto 2006, chiesa di S. Sisto in Pisa
Prolusione pronunciata dalla prof.ssa Gabriella Garzella
in occasione della celebrazione del «Die di Santo Sisto»
 
 
Solitamente l'orazione per «lo die di santo Sisto» illustra un evento specifico della storia della nostra città oppure una sua fase più ampia, o ancora uno tra i personaggi più vivamente impressi nella memoria collettiva: ricordo tra questi ultimi, a puro titolo d'esempio, i discorsi dedicati in passato al conte Ugolino e all'arcivescovo Ruggieri.
Insolita protagonista del 6 agosto di quest'anno è invece una donna – per la prima volta, se non erro, nella storia della bella iniziativa degli Amici di Pisa –, una piccola, umile donna vissuta otto secoli fa, che ancora oggi porta nel mondo il nome di Pisa: S. Bona, proclamata per iniziativa del papa Giovanni XXIII patrona delle assistenti di volo.
L'occasione per ripensare questa figura femminile del tutto speciale, far conoscere ai concittadini di oggi le vicende della sua vita, riflettere sul carattere innovativo per quei tempi e ancora così straordinariamente attuale del suo modello di santità, poterla presentare persino nelle sue caratteristiche fisiche, è offerta proprio dalla ricorrenza dell'ottavo centenario della morte della santa, che cadrà il 29 maggio del 2007. In tale prospettiva, la Compagnia di S. Bona – costituita nel 2002 con la finalità di «sollecitare un approfondimento della spiritualità cristiana aperta al dialogo e alla conoscenza dell'altro» richiamandosi all'apostolato della santa – si è proposta di dedicarle un intero anno (apertosi lo scorso 29 maggio) scandito da iniziative in diversi ambiti (liturgico, della carità, della cultura, del turismo, dei giovani), alle quali l'Associazione degli Amici di Pisa ha inteso quest'oggi aderire.
Ma veniamo ora alla vicenda biografica di Bona, la cui fonte più antica è un manoscritto della fine del secolo XIV conservato nell'Archivio Capitolare di Pisa e proveniente – a quanto pare – dal monastero delle Clarisse di S. Martino in Chinzica. Esso contiene alcuni testi relativi alla vita della santa basati, a loro volta, su testimonianze dirette di contemporanei, tra cui spicca il racconto di Paolo, amico e confidente di Bona, già monaco del cenobio pisano pulsanese di S. Michele in Orticaria, poi priore di S. Jacopo de Podio presso Pisa, monastero fondato dalla stessa Bona, e quindi abate di S. Michele di Guamo presso Lucca, cenobio anch'esso appartenente alla medesima congregazione benedettina pulsanese.
Grazie all'accurata analisi delle diverse redazioni condotta da Gabriele Zaccagnini, disponiamo ora – nel volume del 2004 intitolato La tradizione agiografica medievale di Santa Bona da Pisa – dell'edizione critica integrale della Vita, insieme con la ricostruzione del profilo storico, agiografico e spirituale della santa. A queste ricerche si affiancano gli studi di Maria Luisa Ceccarelli Lemut, dedicati in particolare alla speciale devozione per S. Jacopo da parte di Bona e alla sua singolare vocazione di santa-pellegrina, che la spinse a viaggiare moltissimo e a visitare i principali santuari dell'epoca.
Nata nei confini della parrocchia di S. Martino in Chinzica intorno alla metà del XII secolo (la data tradizionalmente accettata è il 1156), Bona era figlia, forse illegittima, di Berta, una donna di provenienza sociale modesta, originaria della Corsica, e di Bernardo, un mercante pisano, il quale, tre anni dopo la nascita della figlia, lasciò Pisa per la Palestina, dove aveva un'altra famiglia, questa volta legittima.
Le Vitae sono concordi nell'affermare che, fin dalla prima infanzia, Bona, «preziosissima margherita», dette prova di grande fervore religioso, manifestando la sua futura santità con vari e chiari segni premonitori.
Ascoltiamo dunque gli agiografi: «A sette anni la piccola, desiderosa di piacere al solo Dio onnipotente, in spirito di umiltà, con cuore contrito e corpo virgineo, cominciò il suo servizio. [...] Bambina, per seguire il Cristo bambino non usava né materasso né lenzuola né coperte, ma in un lettuccio di paglia coricava le tenere membra se costretta dalla fatica, imitando Gesù che adagiato nel presepio si è degnato di mostrare ai suoi fedeli un esempio di povertà e di umiltà».
E ancora: «Piccola di anni ma adulta nell'animo [...] col cilicio ed un cerchio di ferro domava il suo tenero corpo, bella in viso ma ancor più bella nella fede, e notte e giorno si dedicava a digiuni, veglie e preghiere».
Sin dai primi passi, il cammino ascetico e spirituale di Bona appare caratterizzato da rapporti specialissimi, intessuti di apparizioni, conversazioni, avvertimenti, con Cristo, la Vergine, le due Marie e con S. Jacopo, l'apostolo oggetto di una devozione particolare da parte della santa. Ad aprire la lunga serie degli incontri fu una visione concordemente narrata dalle diverse redazioni della Vita, ambientata davanti alla chiesa di S. Sepolcro, dove la giovinetta («iuvencula») passava recandosi al mercato per conto della mamma.
Lasciamo ancora parlare la fonte: «(Le) apparve presso i cancelli il signore Gesù Cristo con sua madre, la gloriosa sempre Vergine Maria, e le altre due Marie di lei sorelle, nonché col beato Jacopo apostolo, la cui sacra dimora in Galizia è visitata da uomini di quasi tutto il mondo. Spaventata dalla straordinarietà della visione e dalla gloria delle figure che scorgeva, [...] (Bona) fuggì. Ma il beato Jacopo l'inseguì confortandola [...] (cosicché essa) tornò indietro ai cancelli. Allora Cristo, imponendole la santissima mano sul capo, [...] soffiò tre volte nella sua bocca dicendo: «Ricevi lo Spirito Santo». E subito santa Bona fu riempita dello Spirito».
Altrettanto precoce fu l'esperienza del pellegrinaggio, destinata a contrassegnare in modo decisivo la vita di Bona imprimendovi il tratto per il quale è oggi maggiormente conosciuta. La sua prima esperienza di viaggio, compiuta all'età di dodici anni, ebbe come meta la Terrasanta, forse alla ricerca del padre che l'aveva abbandonata nell'indigenza. Non compì da sola il tragitto: l'accompagnarono Cristo, la Vergine, S. Jacopo e le due Marie che, in abito da pellegrini, erano apparsi nella sua povera casa, riconosciuti da Bona ma non dalla madre, dichiarando di venire dall'oltremare e di volere condurre là con loro la fanciulla. In Terrasanta, dove il padre non volle vederla, rimase nove anni, alla scuola di un santo eremita di nome Ubaldo, fino a quando una nuova apparizione di Cristo propiziò il ritorno in patria di Bona, ancora una volta con la scorta dei suoi accompagnatori celesti.
Quello fu solo il primo di una lunga serie di pellegrinaggi che impegnarono tutta la vita di Bona, con ripetute visite nei maggiori santuari medievali, S. Michele del Gargano, Roma e Santiago di Compostella. A Santiago, in particolare, si sarebbe recata ben dieci volte – spesso accompagnata dallo stesso apostolo –, e l'ultima, avvicinandosi ormai la morte, in spirito. E proprio durante i viaggi a Compostella la santa avrebbe compiuto diversi miracoli per aiutare i pellegrini in difficoltà – dal superamento di un fiume in piena all'attraversamento di un ponte pericolante –, protetta sempre dalla celeste compagnia nei non pochi pericoli del cammino, come quando, secondo il racconto dell'agiografo, «volendo Dio attraverso l'esercizio della pazienza accrescere i suoi meriti, si narra venisse venduta e s'imbattesse poi nei ladroni, uno dei quali l'afferrò e la ferì gravemente sotto il seno con la spada. Tuttavia, soccorrendola la grazia divina, riuscì a non essere da costoro trattenuta oltre.».
Alle ripetute fughe verso i grandi e lontani centri di pellegrinaggio, Bona alternò, nel resto dei suoi giorni, un intenso rapporto con il tessuto della propria città, ove (secondo il racconto della Vita) «Con gioia (ylariter, dice l'agiografo) si adoperava a tendere la mano della misericordia a pellegrini, vedove, orfani e indigenti [...] e, servendo Dio in povertà, serviva con zelo poveri e infermi.». Un vincolo particolare la legava a due comunità religiose maschili: i canonici regolari di S. Martino, la sua parrocchia, presso cui a dieci anni era andata a vivere come conversa, e – soprattutto – i monaci benedettini di S. Michele degli Scalzi, appartenenti alla congregazione Pulsanese che, sorta nel 1129 ad opera di S. Giovanni di Matera, si denominava dalla prima sede, il cenobio di S. Maria di Pulsano sul Monte Gargano, e rappresentò certamente il tramite tra S. Michele del Gargano, la Terrasanta, Roma e Santiago di Compostella, ossia tra le principali mete del pellegrinaggio cristiano medievale, realizzato attraverso Pisa.
E a Pisa Bona morì il 29 maggio 1207. La sua fama di santità era da tempo diffusa e consolidata cosicché, appena «volò la fama e risuonò la voce – dice la fonte – che Bona di S. Martino [...] era malata di un'infemità che l'avrebbe portata alla fine», una gran folla («hominum multitudo») si riversò al capezzale della morente, «desiderando rivedere il suo bel viso e, se possibile, ottenere da lei, come sommo dono, un'ultima benedizione.». Erano i suoi devoti: numerosissimi, di tutte le fasce sociali, dettero poi alla santa solenne sepoltura in S. Martino – dove ancora si custodisce il corpo – [«extra cancellos in latere dextro»], come attesta una delle redazioni della Vita.
Il profilo appena delineato contiene tutti gli elementi caratterizzanti il modello di santità rappresentato da Bona, con una vocazione evidente e chiara sin dall'infanzia. Intensa appare l'attività caritativa verso gli infermi, nel corpo e nello spirito, che ella sapeva confortare e consigliare perché Dio le aveva concesso il dono d'intuire i segreti delle anime; e numerosi i miracoli, segno della sua santità ma anche dimostrazione dell'operato di Dio attraverso lei. Maestra di spiritualità per uomini e donne, laici ed ecclesiastici, Bona consacrò la sua vita alla penitenza e, spinta dal desiderio di maggiore perfezione a sempre più impegnative e significative dimostrazioni d'amore verso Dio, scelse il pellegrinaggio come mezzo di espiazione dei peccati propri e della società cristiana.
Dal punto di vista della tipologia della santità, la figura di Bona rientrava nel tipo tradizionale per la vita povera e le opere di pietà cui si dedicava. Spiccano tuttavia numerosi elementi di novità, primo fra tutti il mantenimento dello stato laicale: una scelta che – condivisa con il più famoso concittadino Ranieri – fa dei due uno dei casi più precoci di santi laici operanti nella realtà cittadina italiana. Anche l'esercizio di un mestiere per mantenersi (l'arte della filatura), come pure l'attività di consigliera e confidente, rappresentano elementi di modernità. Ma ciò che alla mentalità del tempo doveva apparire particolarmente audace e temerario era soprattutto il coraggio di affrontare, senza mezzi propri e senza protezione di amici o di parenti, fidando solo nella Divina Provvidenza, lunghi e pericolosi pellegrinaggi: un tratto così caratteristico della sua santità da valerle lo specialissimo ruolo di 'patrona dei naviganti' grazie ad alcuni miracoli riguardanti marinai, registrati – scrive l'agiografo – affinché essi sappiano dell'esistenza di una patrona a cui rivolgersi nelle necessità, così come già hanno un patrono in S. Nicola di Bari. E, non altrettanto esplicitamente dichiarato ma fondato sui miracoli compiuti in loro favore (come quando «sulla via di Santiago, rimproverandolo guarì un pellegrino e predicando convertì un ladro», quello di 'patrona dei pellegrini' – quasi una sorta di anticipazione della protezione sulle hostesses –, in grado di vegliare su coloro che, come lei, si trovavano ad affrontare i pericoli del viaggio e le si rivolgevano, fiduciosi nella sua intercessione.
Sono aspetti, quelli ora messi a fuoco, che calzano perfettamente con la Pisa del XII secolo: un ambiente di respiro internazionale, caratterizzato dalle attività mercantili, largamente aperto al mare e ai viaggi ma anche pervaso dall'idea di crociata, ove Bona poté diventare il simbolo di un nuovo tipo di santa, capace di sperimentare attraverso difficili esperienze spirituali nuovi modi di perfezione, a testimonianza della nuova concezione che si stava diffondendo nel mondo cristiano, di un laicato composto da uomini e donne che allo stesso modo e sullo stesso piano perseguivano un medesimo ideale di perfezione vivendo una vita di povertà volontaria, dedicata al lavoro manuale e al proselitismo religioso mediante la predicazione.
Santa bambina, penitente fervorosa, donna nel corpo ma 'uomo' nello spirito, pellegrina intrepida e coraggiosa, perfetta imitatrice di Cristo; e ancora guida spirituale e taumaturga: ecco, in sintesi, nelle parole di Gabriele Zaccagnini il quadro tipologico della santità di Bona.
Per conoscere più da vicino questa piccola grande donna pisana, lontana da noi otto secoli ma dotata di tratti di così viva attualità, manca ancora l'incontro 'fisico' con la santa: un'opportunità resa possibile dallo studio antropologico dei suoi resti mortali,: preziosissimo archivio biologico, sapientemente interrogato nel marzo del 2002 dall'amico e collega Francesco Mallegni (presente questa sera nel pubblico), che ringrazio di cuore per avermi fornito dati a tutt'oggi inediti.
Appurata preliminarmente l'attendibilità dell'attribuzione riconoscendo nel corpo esposto – come sappiamo – alla venerazione dei fedeli, nella chiesa di S. Martino, quello di una donna morta all'età di 50-55 anni, lo studioso ha potuto verificare una serie di dati coerenti con la narrazione agiografica.
Senza addentrarmi in particolari che richiedono competenze specifiche, e cercando di esprimermi con la massima chiarezza, da non addetta ai lavori che si rivolge a non addetti ai lavori, cercherò di fornirvi gli elementi fondamentali di questa affascinante 'scheda biografica'.
Piccola di statura (circa m 1,50), di ossatura minuta ma vigorosa, Bona incarnava il classico tipo mediterraneo, richiamando il particolare dell'ascendenza materna còrsa nella forma della testa, piuttosto rotonda. Spiccano, nella fragilità di quel fisico, gli arti inferiori estremamente schiacciati medio lateralmente: elemento che segnala un polpaccio piuttosto robusto, tipico dei camminatori.
In direzione analoga vanno anche i risultati dello studio paleonutrizionale, che mostrano un soggetto ben nutrito: sembra proprio che una buona alimentazione, a base di carboidrati, verdure, carne e pesce (e forse, in particolare – suggerisce Mallegni – acciughe salate), sia da mettere in relazione con l'abitudine ad affrontare lunghi e faticosi viaggi.
Infine il volto. Tecniche avanzate mutuate dalla criminologia, e da Mallegni sperimentate ormai in più casi, hanno permesso di restituire i lineamenti di Bona. Anche in questo caso, i risultati scientifici concordano con le fonti agiografiche, che ripetutamente insistono sulla sua avvenenza. «Bella in viso ma ancor più bella nella fede»: così è descritta (lo ricorderete) Bona bambina; e anche col passare degli anni, questo tratto caratteristico si era mantenuto: abbiamo visto come attorno alla santa morente si affollassero i suoi fedeli, desiderando rivederne il bel viso.
Nell'analisi antropologica sembrano trovare infine chiarimento le vicende stesse del corpo, più volte traslato in relazione con le modifiche istituzionali e edilizie di S. Martino (trasformato in monastero di Clarisse e integralmente ricostruito nel 1331, per iniziativa del conte Bonifacio Novello della Gherardesca) e transitato tra Sei e Settecento in cattedrale ove, secondo la tradizione, fu deposto in un sarcofago antico rilavorato nel medioevo, che attualmente si conserva nel Camposanto Monumentale. La colorazione delle ossa ha rivelato infatti, nell'analisi antopologica, che la decomposizione del corpo è avvenuta all'interno di uno spazio vuoto e non sotto terra. Come S. Ranieri dunque, che sappiamo essere stato sepolto in un sarcofago, o come il beato Domenico Vernagalli, casi entrambi studiati da Franceso Mallegni, anche S. Bona dovrebbe essere rimasta sempre in un'arca: un'ulteriore prova della venerazione da cui fu circondata dopo la morte, confermata ancora una volta dalla Vita che, attorno alla tomba, mostra il convergere dei fedeli per invocare la santa e portare gli ex voto, oppure adempiere gli impegni assunti, consistenti spesso nel visitare il sepolcro vestiti con l'abito dei penitenti.
Far conoscere ai pisani di oggi questa figura lontana nel tempo, riproponendo sullo sfondo la vitalità del contesto cittadino nei secoli centrali del medioevo, quando la dimensione mediterranea proiettava Pisa verso terre lontane e la connotava come crocevia di genti e di idee; ma al contempo anche approfondire una singolarissima esperienza spirituale femminile, legata a forme consolidate della vita religiosa e della devozione del tempo, ma di fatto sviluppatasi secondo modlità assolutamente inusuali, che le conferiscono caratteri di assoluta novità: tutto ciò si propongono le iniziative dell'anno di S. Bona, alle quali i presenti sono caldamente invitati.
 
 
Bibliografia essenziale
M.L. Ceccarelli Lemut, Pellegrinaggio e culto di S. Jacopo a Pisa nel XII secolo: la figura di S. Bona, in Medioevo Pisano. Chiesa, famiglie, territorio, Pisa, Pacini, 2005, pp. 75-86
G. Zaccagnini, La tradizione agiografica medievale di santa Bona da Pisa, Pisa, ETS, 2004
Compagnia di Santa Bona - P.zza S. Martino (PI) - Tel. 05049568, 050560932 - e-mail: info@santabona.it Accesso area riservata